
Roma, 17
maggio 2004
COMUNICATO STAMPA
FALCONI: "SPIEGHEREMO AI CITTADINI CHI STA "UCCIDENDO"
SCIOPERO NAZIONALE FIMMG IL PROSSIMO 4 GIUGNO,
CHIUSI GLI AMBULATORI
"Volevamo
scioperare per un'intera settimana e tenere chiusi gli
studi dall'1 al 5 giugno prossimi, ma il codice di autoregolamentazione non ce
lo permette e perciò sciopereremo soltanto il 4 giugno. Per ora".
È Mario Falconi, segretario nazionale della Fimmg, il
maggior sindacato della categoria, a segnalare così l'esasperazione alla quale
sono arrivati i medici di famiglia, in attesa da oltre
tre anni del rinnovo dell'accordo di lavoro con il Servizio sanitario
nazionale.
Ecco perché, spiega ancora Falconi, il 4 giugno prossimo segnerà un punto di
svolta nella strategia della protesta sindacale, che da quel giorno
"coinvolgerà sempre più sia i medici sia i cittadini, fino a quando la
vertenza sarà positivamente conclusa".
"Ogni giorno 1.200.000 italiani vengono nei nostri studi - ricorda il
leader della Fimmg - e faremo in modo di spiegare
loro, sia verbalmente sia con materiale stampato, chi, come e perché sta
"uccidendo" la medicina territoriale e con essa il Ssn".
"Davvero siamo arrivati oltre il limite del sopportabile - sostiene Mario
Falconi, segretario nazionale della Fimmg - ma dalla
parte pubblica, Governo e Regioni, continuano purtroppo ad arrivare segnali
troppo deboli, finora assolutamente insufficienti: l'accordo di lavoro non
viene rinnovato, mentre il Ssn continua a essere sottofinanziato. Di conseguenza non ci rimane altra strada
che quella di spiegare ai nostri pazienti quali potranno essere le conseguenze
per il mancato accordo, che rischia di decretare la fine della medicina di famiglia. Per questo - prosegue il leader
del sindacato - proporrò ai delegati delle 103 province italiane che
costituiscono il Consiglio nazionale della Fimmg (che
si riunirà a Roma proprio il 4 giugno) di sostenere un articolato programma di
protesta.
"Sono tutte ipotesi che spetterà al Consiglio nazionale
valutare - precisa infine Falconi - ma sia chiaro che
non ci rassegneremo passivamente a veder morire la medicina di famiglia e, con
essa, il diritto alla tutela della salute dei cittadini".