TEST DA SFORZO CARDIOVASCOLARE: NON CONFONDIAMO LE PERE CON LE MELE

marzo 15, 2018 in appropriatezza, Bologna, Controlli prescrizioni

In un recente incontro di NCP è stato segnalato come relativamente alla prescrizione del “Test da sforzo cardiovascolare” a fronte di una positività dell’esame pari a circa 75% nell’ambito delle prescrizioni fatte dagli specialisti, vi fosse una positività di solo il 25% circa degli esami prescritti dai Medici di Medicina Generale.

L’incontro faceva riferimento al documento “Appropriatezza dell’accesso ai test diagnostici in cardiologia”, documento cheoffre lo spunto per alcune riflessioni inerenti all’argomento appropriatezza , tema più vasto e di più ampio interesse.

Digitando il termine appropriatezza su internet compare:

 

In Sanità il termine appropriatezza è la misura di quanto una scelta o un intervento diagnostico o terapeutico sia adeguato rispetto alle esigenze del paziente e al contesto clinico.

Nel nome dell’ appropriatezza sono stati prodotti molti documenti, condivisi e non, nel dichiarato intento di supportare i professionisti nelle loro scelte prescrittive, considerando anche la necessità di coniugare le migliori evidenze scientifiche alla base di linee guida di comportamento in campo sanitario.

La conoscenza dell’esistente, lo stato delle cose, induce considerazioni e valutazioni riguardo l’opportunità di un intervento in un determinato contesto.

Torniamo al nostro caso: Il “Test da sforzo cardiovascolare” dà una positività del 75% se proposto dallo specialista e del 25% se proposto dal MMG.

I numeri sono effettivamente importanti ma….. una considerazione sopra tutte: parliamo di due target di popolazione profondamente diverse, non omogenee e quindi difficilmente comparabili,

Il paziente che affluisce allo specialista è “selezionato”, molte volte già portatore di problematiche cardiovascolari riconosciute e quindi appartenente ad una coorte selezionata.

Il paziente tipo ambulatoriale del Medico di Medicina Generale può avere o meno fattori di rischio e/o condizioni cliniche di instabilità, personalmente il 25% di test positivi su una popolazione “non selezionata” credo sia un ottimo risultato e dimostra quanto i MMG siano attenti nelle prescrizioni di esami “specialistici” e quanto, all’interno del proprio ambulatori, utilizzino sistemi di stratificazione del rischio clinico (riconosciuti e non).

L’ appropriatezza prescrittiva dovrebbe rappresentare un terreno di confronto costruttivo e di miglioramento professionale e non essere sempre finalizzata a un contenimento e/o diminuzione di prescrizione e quindi di spesa sanitaria.

La sensazione crescente di essere continuamente sotto accusa per quelle che vengono ritenute dal serviziosanitario prescrizioni “inappropriate” o induzioni di ”spesa inappropriata” nel sistema salute, sta erodendo una rete di relazioni faticosamente costruita negli anni nel rispetto reciproco e nella consapevolezza   di esercitare   la professione medica come MMG e/o specialisti in ambiti confinanti come quelli dell’ ospedale e del territorio, ambiti simili ma non uguali.

 

Marina Grandi, Vicesegretario provinciale Fimmg Bologna