FIMMG Bologna sulle Case della salute: non sono l’elisir di tutti i mali …

dicembre 30, 2013 in Bologna, Province, Senza categoria

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La costante evoluzione della società che va verso un  aumento delle persone che invecchiano, la modificata struttura organizzativa della sanità, dopo la riforma del titolo quinto, sono  due tra le importanti chiavi di lettura di una sanità che annaspa cercando di non affondare definitivamente.

Da  una parte , quella dei cittadini, nasce la richiesta  di soddisfare nuovi bisogni, non solo legati alla malattia, ma anche al mantenimento dello stato di benessere, dall’altra,  invece, la risposta assistenziale  tarda per le difficoltà legate alla  frammentazione del Sistema Sanitario Regionale paralizzato  dalle difficoltà di bilancio. L’obiettivo primario, oggi, è “il taglio la spesa”, con qualsiasi mezzo più o meno accettabile ,  mascherato come l’ unico rimedio possibile .

La Casa della Salute  è la risposta che tutto l’arco politico istituzionale ha fatto suo e che rappresenta l’elisir di lunga vita per un SSN agonizzante; un po’, come nei secoli scorsi ,i cerusici o guaritori che proponevano ai poveri creduloni che il rimedio proposto risolvesse tutto, dalla calvizie alla stipsi, dalla mala digestione, alle eruzioni cutanee fino ad arrivare alla sterilità!

Dalla Regione Emilia Romagna è partita da subito una delibera per definire grandezza e struttura delle case della salute, ma nulla è stato fatto per definire i contenuti, se non a grandi capitoli ma senza affrontare il problema della organizzazione, della gestione e di percorsi, e soprattutto la ricerca di modelli e di risposte condivise con i professionisti. Nella ipotetica casa della salute,per esempio, c’ è il problema dell’accesso e della prima accoglienza, e ancora ,di come dare una risposta semplice efficace, integrata senza far ammattire il cittadino rimbalzato da mille parti, come fosse la pallina del flipper. Esiste da sempre il problema della risposta ai bisogni sociali, spesso  gestiti come fossero patologie senza per altro esserlo.

L’Asl, con il servizio socio sanitario , e il comune, con il servizio socio assistenziale come riusciranno ad integrarsi ed attivarsi in tempi brevi e con risposte possibili?

Nella casa della salute si dovranno trovare possibili criteri per i ricoveri in degenza ospedaliera e relativa dimissione, ma anche  ricoveri ,denominiamoli “residenziali” in strutture come RSA, HOSPICE, Ospedali di Comunità ,strutture che già esistono ma non sono omogeneamente diffuse su tutto il territorio. Per i ricoveri si dovranno pertanto definire criteri di appropriatezza, ma anche reali percorsi di fruibilità per tempi che potranno essere  transitori, più o meno lunghi, e/o ripetuti.

A livello territoriale, l’assistenza è rappresentata da realtà complesse, in cui esiste il rischio di creare contrasti e sovrapposizioni professionali per esempio “nella gestione del pz acuto verso il  cronico”, tra “medicina generale”  verso “medicina specialistica”, tra area medica ed area infermieristica, fra sociale e sanitario , fra organizzazione e competenza professionale.

I professionisti poi all’interno di un’organizzazione complessa quale rapporto di lavoro avranno? Quali integrazioni manterranno e che garanzie di copertura previdenziale avranno rispetto alla realtà di partenza? Nella prospettiva di una copertura oraria sulle 24 ore come sarà il  turno di lavoro?

C’è dunque il rischio, ripeto, di realizzare ossimori anziché risposte. Le risposte dovranno essere multi specialistiche e multi professionali, che è l’approccio della medicina in generale e della medicina di famiglia in particolare. Quale è allora il modello a cui tutta la politica sanitaria regionale sta tendendo ? Probabilmente un modella incentrato su contratti di dipendenza che meglio si prestano a controlli gerarchici io comando tu esegui. Ma a livello territoriale sono numerosi i professionisti con contratti non di dipendenza o appartenenti al terzo settore o al volontariato. Crediamo che allora la risposta sia la integrazione vera fino ad oggi invocata ma di fatto mai realizzata.

Noi, come FIMMG, abbiamo cercato,ormai da anni, di avviare un confronto sulla rifondazione della medicina generale e sul  disagio della professione di fronte alla chiusura totale, da parte della parte pubblica.  Il concetto di rifondazione porta implicitamente ad una nuova pattuizione che però non può che essere la sintesi di un confronto fra le parti e partire da che tipo di assistenza si voglia dare ai bisogni dei cittadini

Occorre, a nostro avviso, lavorare sui percorsi, credere nell’informatizzazione del sistema a servizio degli operatori, e non creare sistemi centralizzati di raccolta dati, troppo difficili da elaborare e totalmente  orientati, ai consumi e alla spesa. La verifica e condivisione dei dati sono la strada per alimentare il confronto e con  la elaborazione di valutazioni di merito rappresentano  la base indispensabile del  lavorare assieme .

Giandomenico Savorani

Presidente sezione provinciale Fimmg Bologna